Crediamo in Dio e in tutti i Suoi Profeti

Di': “Crediamo in Allah e in quello che ha fatto scendere su di noi e in quello che ha fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e le Tribù, e in ciò che, da parte del Signore, è stato dato a Mosè, a Gesù e ai Profeti: non facciamo alcuna differenza tra loro e a Lui siamo sottomessi”. [Corano, 3:84]

26 novembre 2013

Intervista all'imam Jelassi sulle violenze in Medio Oriente - GdP

"L'estremismo islamico non ha ragione di esistere"
di Gregorio Schira
Fonte: Giornale del Popolo del 22.11.2013

Appello ai moderati 
In un editoriale apparso negli scorsi giorni sul GdP, il direttore Claudio Mésoniat faceva suo l’appello lanciato da padre Piero Gheddo il giorno prima. Una richiesta ai musulmani moderati a protestare per i crimini commessi nel mondo in nome dell’islam. Sono sempre di più, infatti, gli attacchi compiuti da questi estremisti contro le comunità cristiane nel mondo. «Non si può più tacere», scriveva Gheddo.  E il nostro direttore gli faceva eco, titolando il suo editoriale: «Islam moderato, batti un colpo».

Giornale del Popolo, 22.11.2013
Imam Jelassi, in un suo recente editoriale il direttore del GdP ha fatto sue le parole di padre Piero Gheddo  e ha lanciato un appello ai musulmani moderati a condannare le violenze perpetrate da estremisti islamici in vari Paesi del mondo. Come reagisce?
Comprendo e condivido l’appello di Mésoniat. La sua è una preoccupazione valida. Noi stessi, come musulmani, viviamo con dolore questi episodi di violenza. Li viviamo con dolore e non li capiamo. Perché vanno contro i principi e i valori della nostra religione. Oggi, purtroppo, ci siamo abituati a sentir parlare di morti, di attentati, di kamikaze. L’essere umano, nel mondo di oggi, sembra non avere più nessuna importanza. Ma questi non sono i valori dell’islam. Ecco perché non capisco ciò che sta accadendo. È veramente molto strano, e mi porta a pormi alcune domande. Chi sta facendo tutto ciò? E per quale motivo?
Condivido in pieno, lo ripeto, l’appello del direttore del Giornale del Popolo. Non dobbiamo soltanto, come proposto da padre Gheddo, creare «associazioni e gruppi musulmani per condannare le violenze» ma dobbiamo andare oltre. Bisogna che si muovano anche i grandi Paesi. Bisogna creare un centro di ricerca a livello internazionale, che approfondisca la questione e capisca da dove proviene questo odio.
In questo parlo anche a nome della mia comunità. Noi non capiamo più niente. Non capiamo chi sta commettendo queste atrocità, questi crimini in nome di Allah. Questo non significa che stiamo in silenzio, che non vogliamo condannare ciò che accade. Siamo sotto shock, siamo pieni di dubbi, non capiamo. Un musulmano vero, che segue le regole dell’islam, non può commettere atti come quelli che stiamo vedendo. Non è possibile che oggi noi stessi musulmani dobbiamo aver paura a viaggiare in certi Paesi. Eppure è così, perché non sappiamo chi sta manipolando le masse, chi sta provocando, chi sta organizzando tutto ciò.

24 novembre 2013

La condanna del terrorismo e di chi manovra queste violenze (Sermone del 22.11.2013)



Sermone del Venerdì, in italiano dal minuto 19:44
Tema: La condanna senza mezzi termini di ogni forma di violenza contro ogni creatura di Dio. Il discorso di tra JA'FAR IBN ABI TALIB e il RE NEGUS d'Abissinia. La domanda su chi sia effettivamente dietro a tutte queste violenze nei paesi musulmani.

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21 novembre 2013

La "Ashurà", Mosè, Faraone, il ritorno di Gesù e la giustizia (Sermone del 15.11.2013)



Sermone del venerdì

Il digiuno dei musulmani per ringraziare Allah di aver salvato Mosè e il suo popolo dalla tirannia del Faraone, l'enorme rispetto dei musulmani verso tutti i profeti di Dio, l'attesa del ritorno di Gesù come salvatore per combattere l'anticristo (masih al-dajjal) insieme all'esercito dei musulmani e infine governare il mondo da Gerusalemme secondo il Corano e la Sunnah

Leggi anche:


20 novembre 2013

Prosternazioni: Tra Bibbia e Corano

PROSTERNAZIONI

Fonte: walidmuslim

E' noto a tutti il modo di pregare dei Musulmani.
Questo movimento detto "prosternazione", in arabo سُجود (Sujud) è l'atto massimo di "sottomissione volontaria" che un uomo può compiere (da cui deriva la parola Musulmani مُسْلِمُونَ (Muslimun)  : ovvero Sottomessi a Dio).

  • Ma come pregavano i Profeti ed anche Gesù (Pace su di Lui)?:
Di sicuro non con cori, non con canzoni Gospel, non con chitarre e musica, non alzandosi e sedendosi continuamente o seguendo riti che non riscontriamo in nessun Testo Sacro.

Ma senza dilungarci, vediamo cosa dice la Bibbia su come pregavano i Profeti e vediamo (con pochi dei tantissimi Versetti) cosa dice il Corano:

18 novembre 2013

La testimonianza del Papa Copto egiziano.


Schenouda III

"I copti - all'ombra della legge islamica- divennero più felici e più sicuri; furono così anche in passato, quando prevaleva la legge islamica.
Siamo pronti a vivere all' ombra dell' equità islamica. L'Egitto sta importando le leggi dall'estero e le applica su di noi, visto che  noi  non adottiamo le leggi dell'Islam. Allora come possiamo accettare le leggi straniere e non accettare quelle dell'Islam?"

Il Patriarca "Schenouda"




Qua sotto abbiamo la testimonianza di un altro Papa copto





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9 novembre 2013

"Né burqa né divieti" - Tariq Ramadan - 29.10.2013

Intervista a Tariq Ramadan: non escludere, non autoescludersi
Intervista di Paolo Tognina (La Regione del 29 ottobre 2013)



L’imposizione del burqa e la crociata per il suo divieto sono l’immagine di una società che fatica a integrare tradizioni e culture che ormai ne sono componenti affermate. Tariq Ramadan, docente a Oxford e intellettuale ‘islamico’ tra i più ascoltati torna sulla questione, estendendo la riflessione al tema centrale dello scambio e della persuasione, e invitando a non rendere la religione la sola questione di unità o divisione.

«Io non credo che il burqa faccia parte delle prescrizioni dell’islam, e in ogni caso non appartiene alla mia interpretazione dell’islam. Penso che sia il prodotto di una visione letteralista e chiusa». Così Tariq Ramadan, docente di studi islamici all’Università di Oxford, consulente del governo britannico per le questioni legate all’estremismo islamico, autore di numerosi saggi, libri e articoli sull’islam in Europa. Tariq Ramadan è cittadino svizzero, nato e cresciuto a Ginevra, dove si è laureato e ha conseguito un dottorato in islamistica. «Che cosa dobbiamo fare di fronte a delle donne che sono convinte di dover portare il burqa?» prosegue. «Beh, io credo che sia necessario un lungo lavoro pedagogico, di persuasione».

Che cosa sta succedendo in Svizzera? Perché da più parti si spinge per il divieto del burqa? Perché c’è una crescente avversione nei confronti dell’islam?
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Invero, la religione presso Allah è l'Islàm

Allah testimonia, e con Lui gli Angeli e i sapienti, che non c'è dio all'infuori di Lui, Colui Che realizza la giustizia. Non c'è dio all'infuori di Lui, l'Eccelso, il Saggio. Invero, la religione presso Allah è l'Islàm*. Quelli che ricevettero la Scrittura caddero nella discordia, nemici gli uni degli altri, solo dopo aver avuto la scienza. Ma chi rifiuta i segni di Allah, [sappia che] Allah è rapido al conto. [Corano, 3:18-19]
*[“la religione presso Allah è l'Islàm”: nel rapporto tra uomo e il suo Creatore, (gloria a Lui l'Altissimo) la posizione del primo non può essere che di totale sottomissione, cioè islamica]