Crediamo in Dio e in tutti i Suoi Profeti

Di': “Crediamo in Allah e in quello che ha fatto scendere su di noi e in quello che ha fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e le Tribù, e in ciò che, da parte del Signore, è stato dato a Mosè, a Gesù e ai Profeti: non facciamo alcuna differenza tra loro e a Lui siamo sottomessi”. [Corano, 3:84]

30 dicembre 2013

Siria: Le false notizie sui cristiani decapitati o convertiti all'Islam e sulle "jihadiste del sesso"

Fonte: DER SPIEGEL

ribelli siriani
Il ruolo dei jihadisti stranieri legati ad al-Qaeda in Siria è stato oggetto di un intenso dibattito nei media occidentali, sia tra i "think tank", sia dentro i governi stessi. Eppure, nonostante l'attenzione prestata al problema, la ricerca dell'attendibilità dietro alle notizie riportate e pubblicate è spesso minima.

C'è una buona ragione per questo:
Pochissimi giornalisti stranieri sono ancora in viaggio nelle zone della Siria che non sono più controllate dal regime di Bashar Assad . Naturalmente,  anche altri fattori influenzano la segnalazione delle notizie stesse.

Fin dall'inizio il regime, nella sua propaganda, ha descritto l'insurrezione come l'azione di "terroristi stranieri", ed ha spesso usato i media russi, in particolare, come piattaforma per diffondere i falsi resoconti degli eventi.
All'inizio di settembre, per esempio, il regime ha attribuito ad al-Qaida un attacco da parte di diversi gruppi ribelli contro due checkpoints controllati da miliziani cristiani nella città siriana occidentale di Maaloula. Il regime ha sostenuto che il gruppo aveva attaccato e danneggiato le chiese, che ha spinto i cristiani nelle strade e li ha costretti a convertirsi all'Islam, con la minaccia di decapitazione se non lo facessero . Questa versione orribile della storia è stata riportata dalle agenzie di stampa  americane e britanniche. 
Purtroppo , pochi hanno riferito che le suore del monastero di Tekla di Maaloula avevano negato che tali attacchi avessero avuto luogo.

Ma chi verifica l'attendibilità dei fatti riportati?
C'è una tendenza generale nei media di riportare ogni presunta atrocità di al-Qaeda per ottenere un grande ascolto, ma senza alcun riguardo nel verificare la storia e la sua attendibilità. Gli esempi sono numerosi: dagli  attacchi alle chiese, al presunto esodo delle giovani donne tunisine che praticherebbero il cosiddetto "Jihad del sesso" in Siria , dove decine di giovani donne combattenti sono falsamente accusate di “condividere” i loro corpi per la causa siriana.

La presenza di stranieri radicali ( anche quando non erano nemmeno lì ) è spesso usata come argomento contro qualsiasi intervento militare o anche solo nel fornire aiuti di armi ai ribelli .

Fonte 1: DER SPIEGEL , "Jihad Tourists: How Dangerous Are Syria's Foreign Fighters?"
Fonte 2: Le Nouvel Observateur , TUNISIE. La vérité sur le "djihad sexuel"


Le suore in salvo dopo la seconda cattura della città


29 dicembre 2013

Syria - The false reports of attacks against christians, of forced conversions to Islam and of "Sex Jihad"

rebel fighters in Syria
The role of foreign jihadists linked to al-Qaida in Syria has been the subject of intense discussion in the Western media, among think tanks and inside governments. Yet despite the attention paid to the issue, the research behind the reports published is often thin.

In early September, for example, the regime attributed an attack by diverse rebel groups on two checkpoints held by Christian militiamen in the western Syrian city of Malloula to al-Qaida. It claimed that the group had attacked and damaged churches and that it drove Christians into the streets and forced them to convert to Islam, with the threat of decapitation if they didn't. This horrific version of the story made its way into reporting by American and British news agencies. Indeed, few reported that the nuns at Maaloula's Tekla monastery had denied that such attacks had even taken place.There's a good reason for this, too: Very few foreign journalists are still traveling within the areas of Syria that are no longer controlled by the regime of dictator Bashar Assad. Of course, other factors also influence the reporting. Right from the start, the regime described the insurgency in its propaganda as the action of "foreign terrorists," and it has often used the Russian media in particular as a platform for spreading false accounts of events.


Where Are the Fact-Checkers?
There's a general tendency in the media for any story of a purported al-Qaida atrocity to get considerable coverage without any regard for fact-checking the story and its accuracy. The examples are numerous -- from attacks on churches to the alleged exodus of radical young Tunisian women making "sex jihad" in Syria, where dozens of young fighters are purportedly sharing their bodies for the cause.
The presence of foreign radicals (even when they weren't even there) is often used as an argument against any military intervention or even just providing weapons aid to the rebels.

Source: DER SPIEGEL , "Jihad Tourists: How Dangerous Are Syria's Foreign Fighters?"
2nd source: Le Nouvel Observateur , TUNISIE. La vérité sur le "djihad sexuel"


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8 Stunning Linguistic Miracles of The Holy Quran



In inglese

Quran's Challenge for a Literary Equivalent to God's Words remains unmatched even after One and a Half Millenium.

And now using the most modern of Technological means of communication available to us, The Linguistic Miracles are being re-told so that anyone and everyone can enjoy these Linguistic Miracles of The Divine Book.

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20 dicembre 2013

I musulmani in Ticino NON vogliono vietare il Presepe e le canzoni natalizie



Sotto Natale gli islamofobi ritornano alla carica, insinuando, senza nessuna prova, che i musulmani non accettano le tradizioni cristiane nelle scuole pubbliche.

In questo video si afferma e si ripete che i musulmani non vogliono vietare i crocifissi, i riferimenti religiosi nelle scuole pubbliche, negli inni nazionali, nelle Costituzioni, ecc.

Estratto dal dibattito: "Ma Gesù bambino disturba la festa?" andato in onda il 17.12.2013 sulla trasmissione Piazza del Corriere di TeleTicino


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16 dicembre 2013

Un falso discorso di Putin contro i musulmani e la Shari'ah

BUFALA – Putin lancia un monito da applausi contro i musulmani


Fonte: Bufale e dintorni


falso discorso  di Putin che circola su internet
Questo messaggio che sta girando su internet attraverso forum e blog politici, pubblicazioni nelle reti sociali ed email, evidenzia le parole piuttosto stridenti pronunciate presumibilmente dal presidente russo Vladimir Putin durante un discorso del 4 febbraio 2013 alla “Duma” (la Duma di stato – la camera bassa dell’Assemblea Federale di Russia). Secondo il messaggio, Putin ha informato rudemente le minoranze etniche che, se vogliono vivere in Russia, devono parlare Russo, rispettare le leggi russe e seguire gli usi e le tradizioni russe. Putin ha anche evidenziato che quelli che preferiscono la Sharia dovrebbero andare in un posto dove vige questa legge. Putin dice anche presumibilmente che la maggior parte delle minoranze ha modi primitivi e lacune culturali e che la Russia non ha bisogno di queste minoranze.
Tuttavia, non c’è nessuna prova credibile che Putin abbia effettivamente pronunciato questo discorso. Un discorso con quelle parole non è evidenziato nella sezione dei discorsi e trascrizioni del sito del presidente russo il 4 febbraio 2013 o in qualunque altra data di febbraio. Inoltre, ricerche sul sito web e le pagine archivio del Cremlino, non rivelano trascrizioni di questo discorso.
Inoltre, non ho potuto trovare nessuna notizia autentica su un discorso di Putin come quello descritto. Sembra molto improbabile che almeno pochi giornalisti politici non abbiano scritto su un discorso come questo. Neanche si trovano le reazioni pubbliche delle minoranze affettate da questo discorso.

10 dicembre 2013

Norvegia - La falsa notizia dei musulmani che chiedono alla giornalista di togliersi il crocifisso

La vicenda è stata strumentalizzata da molti siti e pagine spazzatura per aizzare odio indiscriminato verso i musulmani.


BUFALA – Norvegia, le proteste dei musulmani contro un crocifisso



Questa notizia ha cominciato a gironzolare in Italia su Facebook e sulla blogosfere intorno al 7 novembre 2013. In pochissimi giorni c’è stato un ping pong di testate giornalistiche autorevoli e non che hanno pubblicato la notizia con qualche variante. Il fattor comune era che, a seguito di una protesta di musulmani che sono una minoranza in Norvegia, la conduttrice televisiva e giornalista dell’emittente norvegese NRK Sørlandet, Siv Kristin Saellmann è stata costretta a togliersi un ciondolo a forma di croce. Alcune testate giornalistiche hanno confermato che i musulmani erano i responsabili della protesta, altri hanno affermato che la conduttrice era stata licenziata, altri ancora hanno detto che era stata sospesa o interdetta da mostrarsi in televisione.
Nelle affermazioni sopra citate non c’è niente di vero.

In Moschea mi sento a casa



Il nostro giovane Leonardo ha partecipato ad un progetto dove si doveva descrivere una  esperienza personale con un oggetto fisico, alla fine ha scelto di parlare della sua esperienza con la Moschea.

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26 novembre 2013

Intervista all'imam Jelassi sulle violenze in Medio Oriente - GdP

"L'estremismo islamico non ha ragione di esistere"
di Gregorio Schira
Fonte: Giornale del Popolo del 22.11.2013

Appello ai moderati 
In un editoriale apparso negli scorsi giorni sul GdP, il direttore Claudio Mésoniat faceva suo l’appello lanciato da padre Piero Gheddo il giorno prima. Una richiesta ai musulmani moderati a protestare per i crimini commessi nel mondo in nome dell’islam. Sono sempre di più, infatti, gli attacchi compiuti da questi estremisti contro le comunità cristiane nel mondo. «Non si può più tacere», scriveva Gheddo.  E il nostro direttore gli faceva eco, titolando il suo editoriale: «Islam moderato, batti un colpo».

Giornale del Popolo, 22.11.2013
Imam Jelassi, in un suo recente editoriale il direttore del GdP ha fatto sue le parole di padre Piero Gheddo  e ha lanciato un appello ai musulmani moderati a condannare le violenze perpetrate da estremisti islamici in vari Paesi del mondo. Come reagisce?
Comprendo e condivido l’appello di Mésoniat. La sua è una preoccupazione valida. Noi stessi, come musulmani, viviamo con dolore questi episodi di violenza. Li viviamo con dolore e non li capiamo. Perché vanno contro i principi e i valori della nostra religione. Oggi, purtroppo, ci siamo abituati a sentir parlare di morti, di attentati, di kamikaze. L’essere umano, nel mondo di oggi, sembra non avere più nessuna importanza. Ma questi non sono i valori dell’islam. Ecco perché non capisco ciò che sta accadendo. È veramente molto strano, e mi porta a pormi alcune domande. Chi sta facendo tutto ciò? E per quale motivo?
Condivido in pieno, lo ripeto, l’appello del direttore del Giornale del Popolo. Non dobbiamo soltanto, come proposto da padre Gheddo, creare «associazioni e gruppi musulmani per condannare le violenze» ma dobbiamo andare oltre. Bisogna che si muovano anche i grandi Paesi. Bisogna creare un centro di ricerca a livello internazionale, che approfondisca la questione e capisca da dove proviene questo odio.
In questo parlo anche a nome della mia comunità. Noi non capiamo più niente. Non capiamo chi sta commettendo queste atrocità, questi crimini in nome di Allah. Questo non significa che stiamo in silenzio, che non vogliamo condannare ciò che accade. Siamo sotto shock, siamo pieni di dubbi, non capiamo. Un musulmano vero, che segue le regole dell’islam, non può commettere atti come quelli che stiamo vedendo. Non è possibile che oggi noi stessi musulmani dobbiamo aver paura a viaggiare in certi Paesi. Eppure è così, perché non sappiamo chi sta manipolando le masse, chi sta provocando, chi sta organizzando tutto ciò.

24 novembre 2013

La condanna del terrorismo e di chi manovra queste violenze (Sermone del 22.11.2013)



Sermone del Venerdì, in italiano dal minuto 19:44
Tema: La condanna senza mezzi termini di ogni forma di violenza contro ogni creatura di Dio. Il discorso di tra JA'FAR IBN ABI TALIB e il RE NEGUS d'Abissinia. La domanda su chi sia effettivamente dietro a tutte queste violenze nei paesi musulmani.

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21 novembre 2013

La "Ashurà", Mosè, Faraone, il ritorno di Gesù e la giustizia (Sermone del 15.11.2013)



Sermone del venerdì

Il digiuno dei musulmani per ringraziare Allah di aver salvato Mosè e il suo popolo dalla tirannia del Faraone, l'enorme rispetto dei musulmani verso tutti i profeti di Dio, l'attesa del ritorno di Gesù come salvatore per combattere l'anticristo (masih al-dajjal) insieme all'esercito dei musulmani e infine governare il mondo da Gerusalemme secondo il Corano e la Sunnah

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20 novembre 2013

Prosternazioni: Tra Bibbia e Corano

PROSTERNAZIONI

Fonte: walidmuslim

E' noto a tutti il modo di pregare dei Musulmani.
Questo movimento detto "prosternazione", in arabo سُجود (Sujud) è l'atto massimo di "sottomissione volontaria" che un uomo può compiere (da cui deriva la parola Musulmani مُسْلِمُونَ (Muslimun)  : ovvero Sottomessi a Dio).

  • Ma come pregavano i Profeti ed anche Gesù (Pace su di Lui)?:
Di sicuro non con cori, non con canzoni Gospel, non con chitarre e musica, non alzandosi e sedendosi continuamente o seguendo riti che non riscontriamo in nessun Testo Sacro.

Ma senza dilungarci, vediamo cosa dice la Bibbia su come pregavano i Profeti e vediamo (con pochi dei tantissimi Versetti) cosa dice il Corano:

18 novembre 2013

La testimonianza del Papa Copto egiziano.


Schenouda III

"I copti - all'ombra della legge islamica- divennero più felici e più sicuri; furono così anche in passato, quando prevaleva la legge islamica.
Siamo pronti a vivere all' ombra dell' equità islamica. L'Egitto sta importando le leggi dall'estero e le applica su di noi, visto che  noi  non adottiamo le leggi dell'Islam. Allora come possiamo accettare le leggi straniere e non accettare quelle dell'Islam?"

Il Patriarca "Schenouda"




Qua sotto abbiamo la testimonianza di un altro Papa copto





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9 novembre 2013

"Né burqa né divieti" - Tariq Ramadan - 29.10.2013

Intervista a Tariq Ramadan: non escludere, non autoescludersi
Intervista di Paolo Tognina (La Regione del 29 ottobre 2013)



L’imposizione del burqa e la crociata per il suo divieto sono l’immagine di una società che fatica a integrare tradizioni e culture che ormai ne sono componenti affermate. Tariq Ramadan, docente a Oxford e intellettuale ‘islamico’ tra i più ascoltati torna sulla questione, estendendo la riflessione al tema centrale dello scambio e della persuasione, e invitando a non rendere la religione la sola questione di unità o divisione.

«Io non credo che il burqa faccia parte delle prescrizioni dell’islam, e in ogni caso non appartiene alla mia interpretazione dell’islam. Penso che sia il prodotto di una visione letteralista e chiusa». Così Tariq Ramadan, docente di studi islamici all’Università di Oxford, consulente del governo britannico per le questioni legate all’estremismo islamico, autore di numerosi saggi, libri e articoli sull’islam in Europa. Tariq Ramadan è cittadino svizzero, nato e cresciuto a Ginevra, dove si è laureato e ha conseguito un dottorato in islamistica. «Che cosa dobbiamo fare di fronte a delle donne che sono convinte di dover portare il burqa?» prosegue. «Beh, io credo che sia necessario un lungo lavoro pedagogico, di persuasione».

Che cosa sta succedendo in Svizzera? Perché da più parti si spinge per il divieto del burqa? Perché c’è una crescente avversione nei confronti dell’islam?

31 ottobre 2013

Il comportamento in Moschea (Sermone 25.10.2013)



Sermone del venerdì, in italiano dal minuto 27:11
Tema: L'importanza, la sacralità e il rispetto della moschea, chiamata anche casa di Allah

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Il Giorno del Giudizio (La morte e i segni premonitori dell'Ora)

di Ahmad Michelangelo Guida 

I segni del Giorno del Giudizio



  
La fede nel Giorno del Giudizio:
La fede nel Giorno del Giudizio è un pilastro inalienabile della fede islamica. Infatti l'Altissimo dice: «La pietà non consiste nel volgere i volti verso l'Oriente e l'Occidente, ma nel credere in Allah e nell'Ultimo Giorno, negli angeli, nel Libro [ovvero, nei libri] e nei profeti» (II:177); e dice anche: «E i credenti credono in quello che è stato fatto scendere su di te e in quello che è stato fatto scendere prima di te, eseguono la salat, pagano la zakat e credono in Allah e nell'Ultimo Giorno: daremo loro una ricompensa immensa» (IV:162). E anche nel famoso hadith riportato da Muslim, riassunto del credo islamico, dove il Profeta (SAAS) risponde alle domande dell'angelo Gabriele, alla domanda di cos'è la fede egli risponde: «
ب che tu creda in Allah, nei Suoi angeli, nei Suoi libri, nei Suoi messaggeri e nell'Ultimo Giorno, e che tu creda nel decreto divino, sia nel bene che nel male» (Muslim 8).
Il Giorno del Giudizio è vicino:
è importante prima di procedere far notare che il Giorno del Giudizio è imminente e che bisogna perciò capire quello che avverrà in quel giorno e prepararsi nel miglior modo possibile. L'Altissimo dice: «L'Ora si avvicina e la luna si spacca» (LIV:1).


25 ottobre 2013

Yusuf (Giuseppe) si converte all'Islam grazie ai miracoli scientifici nel Corano

BismiLlahi ar-Rahmani ar-Rahim.

Giuseppe ha 76 anni, é un grande studioso, soprattutto di scienza, e ha scoperto che il Corano é anche una Verità scientifica. Giuseppe, ora chiamato Yusuf, ha dunque deciso di accettare l'Islam come verità e stile di vita, sperando di morire lodando e adorando Allah l'Altissimo.
Allahu Akbar.


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Extra: nasheed - Il senso della vita (video)

21 ottobre 2013

Nuovo docufilm “Al Qaeda! Al Qaeda! – Come fabbricare il mostro in TV”

Diffamazione, un film sulle vittime del tritacarne della disinformazione



DA BEPPINO ENGLARO A YUSSEF NADA, “AL QAEDA! AL QAEDA! COME FABBRICARE IL MOSTRO IN TV” RACCOGLIE LE STORIE DI PERSONE CHE LORO MALGRADO HANNO OCCUPATO LE CRONACHE DEGLI ULTIMI TEMPI. GLI AUTORI: “IN UNA DEMOCRAZIA NON È ACCETTABILE CHE IL MONDO DEL GIORNALISMO VENGA INQUINATO DA MENZOGNE COSTRUITE A TAVOLINO”





Nel film si succedono la storia di Beppino Englaro, protagonista della incredibile gogna mediatica legata al dramma della figlia Eluana, la vicenda di Youssef Nada un banchiere musulmano indicato dai giornali e poi da Bush tra i finanziatori di Al Qaeda: tutto falso, come si è potuto dimostrare in seguito. E poi le storie di tante persone comuni, tutte unite dall’unico denominatore: l’avere incontrato sulla loro strada il loro diffamatore, il carnefice che ha tolto loro l’onore, la reputazione, l’identità.” da Youreporter News del 9 settembre 2012

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19 ottobre 2013

13 ottobre 2013

Cosa fare nei primi dieci giorni di Dhul hijjah e durante il giorno di Arafat



Sermone del venerdì. in italiano dal minuto 12:33
Tema: alcune adorazioni importanti da seguire in questi 10 giorni sacri
L'imâm Bukhâri, riferì che l'Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: "Non vi è opera migliore o più gradita ad Allah di quella meritoria che si fa in questi dieci giorni". Dissero: "Neppure la lotta per la causa di Dio?", rispose: "Neppure questa, a parte il caso di quello che ha marciato con i suoi beni e la sua persona e non ha fatto ritorno"

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9 ottobre 2013

Pakistan. Musulmani proteggono le chiese

Attenendosi ai principi islamici e della Sunnah del Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui), i musulmani pakistani stanno formando catene umane intorno alle chiese, per proteggere le minoranze cristiane a seguito degli  attacchi mortali dello scorso settembre.

Organizzato da 'il Pakistan per Tutti', hanno partecipato decine di membri della società civile, studiosi religiosi, politici, artisti e accademici.

3 ottobre 2013

La donna nell'Islam (Sermone del 27.09.2013)



Sermone del venerdì. In italiano dal minuto 22:43
Tema: Il valore e il rispetto della donna nell'Islam.

"Uomini, temete il vostro Signore che vi ha creati da un solo essere, e da esso ha creato la sposa sua, e da loro ha tratto molti uomini e donne. E temete Allah, in nome del Quale rivolgete l'un l'altro le vostre richieste e rispettate i legami di sangue. Invero Allah veglia su di voi."
[Corano, 4:1]

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25 settembre 2013

Articolo sul sermone dell'imam Jelassi sulla votazione anti-burqa - CdT del 24.09.2013

Quel sermone di fuoco prima del voto 
Nelle parole dell’imam Jelassi del centro di Viganello un invito a rispettare le leggi non privo di accenni polemici

Fonte: Corriere del Ticino, 24.09.2013


CdT del 24.09.2013
«Difendiamo l’Islam col nostro com­portamento ». All’indomani del voto che ha decretato l’iscrizione nella Co­stituzione ticinese del divieto del burqa, il mondo islamico di casa nostra sem­bra volersi

19 settembre 2013

L'ingiustizia nei mesi sacri e l'odio contro l'Islam (votazione anti-burqa)



Sermone del venerdì. in italiano dal minuto 24:23
Tema: La gravità della ingiustizia durante i mesi sacri e la propaganda di odio contro l'Islam durante la votazione contro il burqa in Ticino.

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16 settembre 2013

Conferenza stampa sulla votazione anti-burqa, 18.09.2013

Hotel Splendid Royal, 18.09.2013, ore 10:00
La "European Muslim League" (EML) e il "Consiglio Centrale Islamico Svizzero" (CCIS) di comune accordo prendono posizione per il ballottaggio cantonale sul disegno di legge riguardante l'ottenimento di un divieto di dissimulazione del viso cioè del velo islamico.

La maggioranza dei musulmani svizzeri non si è espressa finora sul dibattito della votazione ticinese circa la questione del divieto del velo islamico sul viso. Il prossimo Mercoledì 18 settembre 2013 il "Consiglio Centrale Islamico Svizzero" (CCIS), insieme con la "European Muslim League" (EML), prenderà per la prima volta posizione dettagliata all’occasione di una conferenza stampa che si terrà a Lugano e annuncerà per i giorni rimanenti prima del voto una campagna di motivazione.

Nora Illi, una delle poche cittadine svizzere musulmane che sarebbe toccata personalmente da tale possibile divieto si esprimerà tra altri esponenti musulmani sul problema in argomento.

Saranno presenti alla conferenza stampa:

Nicolas Blancho (Presidente IZRS)
Alfredo Maiolese (Presidente della European Muslim League EML)
Ferah Ulucay (Vice Segretario Generale)
Janina Rashidi (Dipartimento per l’Informazione e Relazioni Pubbliche CCIS)
Abdel Azziz Qaasim Illi (Responsabile Informazione e Relazioni Pubbliche CCIS)
Nora Illi (Responsabile Dipartimento delle Donne CCIS)

Data: Mercoledì 18 settembre 2013, ore 10:00
Indirizzo: Hotel Splendide Royal, sala „Azalea“, Riva Antonio Caccia 7, CH-6900 Lugano
Lingue: italiano, tedesco e inglese

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Anti-burqa: “Sono idee razziste copia e incolla che si diffondono come un virus” - il Caffé - 15.09.2013

Fonte: "Il Caffé" del 15.09.2013

L’attesa, le paure e la replica delle comunità islamiche del Paese

La comunità islamica del Ticino attende l’esito della votazione di domenica 22 settembre con un misto di rassegnazione e di orgoglio. Più che la paura dell’allargarsi della crepa creata dal voto contro i minareti” del 2009, il timore è che il sentimento anti-islamico si diffonda ancor di più. Timori come quelli espressi dalle donne musulmane presenti tra il folto pubblico per il dibattito: “Burqa: libertà di chi per chi”, che si è tenuto govedì scorso al Palazzo dei congressi di Lugano.

Una fede non si cancella. Non ci sono riusciti i regimi comunisti in sessant’anni e non ci riusciranno certo le forze di estrema destra ticinesi - afferma senza nascondere la sua amarezza il presidente della Lega dei musulmani ticinesi, Gasmi Slaheddine -. Siamo pronti ad assorbire l’impatto di quello che già prevediamo essere un successo del divieto di ‘dissimulare il volto’, ma non è questa decisione che ci sgomenta. La nostra paura è per i riflessi che questa votazione avrà”. Si teme l’effetto rimbalzo, il contagio dell’islamofobia: “Come avvenuto in Francia su più ampi strati della popolazione di queste idee razziste copia e incolla che nascondono solo una manifestazione d’odio verso la nostra fede. Il velo non c’entra nulla, diciamolo, il vero obiettivo da colpire è la fede islamica”. Non meno duro il presidente dell’Associazione delle organizzazioni islamiche di Zurigo, Muhammad Hanel, che risponde affermativamente alla domanda se un’iniziativa come quella ticinese non contribuisca ad alzare il muro della diffidenza. “L’iniziativa - dice - è un ulteriore, spiacevole ostacolo all’integrazione, che si riallaccia ad altri episodi, come il voto sui minaretti, ad altri attacchi sul velo islamico o contro i cimiteri mussulmani”. Per lui, nel caso di un sì, si deve mettere in conto che possa costituire un precedente anche per altri cantoni.

Non si capacita, invece, l’Imam di Viganello per come il divieto di “dissimulazione del viso” si sia trasformato in un referendum antiburqa: “Indipendentemente dall’esito della consultazione, mi ha colpito il basso livello del dibattito, confuso, poco serio per non dire manipolato spiega Sheik Samir Jelassi Radouan -. Non ho sentito una parola sulla convivenza pacifica, sul rispetto della fede, l’apertura, l’integrazione... Mi aspettavo voci sagge di politici, intellettuali, anche di religiosi; invece ho notato un silenzio

14 settembre 2013

Ticino - Legge anti-burqa: misura inutile e a danno di musulmani ed ebrei ortodossi

Giornale del Popolo, 09.09.2013, intervista all'imam Samir Radouan Jelassi


"NESSUNO METTE IL BURQA, QUINDI QUAL'È IL PROBLEMA?"

Imam Samir Radouan al-Jelassi, qual è la posizione dei musulmani che vivono in Ticino su questa votazione ?

Secondo noi si tratta di un tema senza senso. Si tratta infatti di un problema che non esiste. Come al solito infatti si andrà a votare in un clima di generale confusione, su un tema non ben identificato, che porterà a mescolare giudizi sull’Islam, sugli stranieri, sul burqa, su come va il mondo ecc… è qualcosa che si ripete, purtroppo.


Allora ci si esprimerà su un non-problema…

Sì. In Svizzera nessuno porta il burqa. I musulmani sono una componente ben integrata della società, pacifica, che contribuisce allo sviluppo del Paese, nel rispetto delle leggi e dei costumi della Svizzera. Ripeto: la politica dovrebbe occuparsi dei problemi veri, i giovani, la crisi economica, la violenza. Non crearne di nuovi.


Cosa dice l’Islam sulla necessità, per le donne, di coprire il viso?

In effetti il burqa è legato a tradizioni locali dell’Afghanistan e di una piccola parte del Pakistan. Laggiù è portato anche da non musulmani, proprio perché legato a una tradizione territoriale di quei posti. Vi è poi il velo integrale (il niqab), la cui motivazione per indossarlo é diversa: per alcuni si tratta di un costume tradizionale, per altri è in conformità con una  opinione  religiosa ortodossa. Tanto che anche in altre tradizioni religiose si osserva la copertura integrale del viso, ad  esempio con alcune donne ebree ortodosse a Gerusalemme. Fra i sapienti musulmani la maggioranza non considera obbligatorio questo tipo di velo. Alla fine le singole persone possono scegliere.



Un divieto entrerebbe comunque in collisione con questa libertà di scelta…

Certo, soprattutto se lo stesso fosse motivato da ragioni di carattere religioso culturale. D’altra parte Amnesty International o altre organizzazioni per i diritti umani hanno già denunciato pubblicamente

6 settembre 2013

Il problema della indifferenza (Sermone del 06.09.2013)



Sermone del venerdì, in italiano dal minuto 25:37
Tema: Anche si vi é diversità, la Ummah é unica. Ogni musulmano deve interessarsi del suo fratello, se uno soffre, tutti soffrono.

"Sì, questa vostra Comunità è un'unica Comunità e Io sono il vostro Signore. AdorateMi!"
[Corano, 21:92]

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3 settembre 2013

La diversità alla base dell'umanità e dell'Islam (Sermone del 30.08.2013)



Sermone del venerdì. In italiano dal minuto 24:33
Tema: Siamo tutti diversi, bisogna accettare le differenze e accogliere e guidare chi é rimasto indietro.

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20 agosto 2013

Egitto: le élite vogliono distruggere l'Islam politico

Al Cairo la borghesia liberale che aveva prima sostenuto e poi mollato Mubarak, ora sta con l'esercito: «I Fratelli Musulmani? Poveracci esaltati. I quasi mille morti? Inevitabili danni collaterali»

L'Espresso, Reportage del 19.08.2013

Androu Abdel Malek mi saluta con entusiasmo tra i tavoli del café Riche, enclave liberale a pochi passi da piazza Tahrir, il Cairo.

Sorriso rotondo sulla una t-shirt rossa, sta conversando con Mohammed Nabaoui, uno dei giovani leader della 'campagna Tamarrod' che ha portato 30 milioni (?) di egiziani in piazza lo scorso 30 giugno aprendo la strada alla deposizione del presidente Mohammed Morsi. «Mi spiace per i morti, davvero, ma erano necessari», si scusa appena mi vede, pronto a reagire ai rimproveri dei giornalisti stranieri di questi giorni in seguito al massacro di 600 tra uomini, donne e bambini compiuto davanti alla moschea di Rabaa a Nasser City mercoledì scorso: «Non c'era altro modo con cui interagire con quei terroristi». Terroristi? Ma Rabaa era una dimostrazione pacifica, come fate giustificare tale violenza?. «Danni collaterali».

Moschea di rabaa
Per Abdel, cristiano, nipote del fondatore di café Riche e uno dei ragazzi che ha dato vita a Tamarrod, letteralmente 'ribelle', i militari e le loro pallottole erano l'unica soluzione per mettere fine all'esperimento dell'Islam politico e riportare l'ordine nel paese. «I leader vanno eliminati e gli altri sono dei poveracci esaltati dalla propaganda dei capi. Adesso in Egitto torneranno l'ordine e la prosperità».

Costi quel che costi. Ad Abdel non importa nemmeno se, come annunciato, l'ex dittatore Hosni Mubarak possa essere rimesso questa settimana in libertà dopo che i tribunali egiziani hanno lasciato cadere tutte le accuse contro di lui, incluse quelle di corruzione e di essere il responsabile delle uccisioni dei rivoluzionari del 25 gennaio 2011. «E' un vecchio di ottanta anni malato di cancro, per me può anche essere mandato a casa. Non mi importa».

8 agosto 2013

La via del giusto mezzo e le afflizioni della Fitna



Sermone Eid al-Fitr, Solo la parte in italiano.
Tema: Il musulmano non uccide, non é estremista, bensì segue "al-wasatyia", la via del giusto mezzo. Invece vi sono degli ipocriti che fanno di tutto per creare Fitna per non lasciare mai i musulmani crescere in pace.



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3 agosto 2013

La notte del "Qadr" (Laylat-ul-Qadr) [Sermone del 02.08.2013]



Sermone del venerdì

Du'à notte del Qadr
Tema: i benefici della Notte del Destino.
 In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
1. Invero lo abbiamo fatto scendere nella Notte del Destino.
2. E chi potrà farti comprendere cos'è la Notte del Destino?
3. La Notte del Destino è migliore di mille mesi.
4. In essa discendono gli angeli e lo Spirito*, con il permesso del loro Signore, per [fissare] ogni decreto.
5. È pace, fino al levarsi dell'alba.
[Corano, 97]

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30 luglio 2013

Gesù ritornerà e governerà il Mondo da Gerusalemme

Al fine di migliorare la conoscenza reciproca, verrei informare il lettore che il mito che l'Islam rinnega Gesù Cristo è anche questo un falso mito.

Gesù, chiamato in arabo “Isa ibn Maryam”  (Gesù figlio di Maria) o “Al Masiah” (il Messia, il Cristo, l’Unto dal Signore) è considerato nell'Islam uno dei maggiori Profeti e Messaggeri di Dio, portatore del Vangelo (in arabo “Ingil”), nato senza padre dalla Vergine Maria (definita da Dio nel Corano come la migliore donna del Mondo), nella zona di Nazareth in Medio Oriente, ed operò grandi miracoli che il Corano narra svariate volte.

Nel Corano Gesù è nominato 81 volte, è presente in 44 Sure (Capitoli, pari al 30%) del Corano, e vi è la Sura 19 intitolata Maryam (Maria), la madre di Gesù: Una donna presa a modello da tutte le donne musulmane, che seguono il suo codice di condotta e il suo stile di abbigliamento (chi non ha mai visto il velo di Maria in una qualche raffigurazione praticamente identico a quello indossato oggi dalle donne musulmane?).

Si pensi che non esiste invece una Sura o un solo versetto nel Corano ove si nomina la madre del Profeta Muhammad. Questo palesa la grande considerazione che l'Islam ha del Profeta Gesù e del ruolo di sua madre.

Per i musulmani, Gesù e sua madre sono un modello dal quale imparare e da seguire, i quali posseggono tutte le caratteristiche dei migliori credenti di Dio. Ironico pensare che se ce li ritrovassimo per strada nei giorni nostri, chi non rischierebbe di scambiare Gesù e Maria per una tipica famiglia musulmana,  essendo entrambi medio orientali, lui con la barba, lei con il velo in testa e tutti e due con delle lunghe tuniche a coprire i loro corpi?

22 luglio 2013

Corano, Capitolo 5, Surah Al-Mâ'ida [Sottotitoli in italiano]



Corano, Capitolo 5, Surah Al-Mâ'ida

Post-Eg. n°112 , di 120 versetti
L'esegesi ritiene che questa sura sia una delle ultime ad essere state rivelate e in essa è certamente compreso l'ultimo versetto che ricevette l'Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui).

Tabarî (VI, 80) riferisce che Muhammad (pace e benedizioni su di lui) salì sulla sua cammella e recitò: "Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia Grazia e Mi è piaciuto darvi per religione l'Islàm" (V, 3). Sentite queste parole la folla ondeggiò colpita da una vivissima emozione e Umar Ibn al-Khattâb si mise a singhiozzare. "Perché piangi Umar?", gli chiese il Profeta. "Piango" rispose "perché fino ad oggi stavamo progredendo nella nostra religione. Ora è perfetta, e ogni cosa che giunge al culmine della perfezione tende a diminuire." "Hai ragione", disse l'Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui). Umar nella sua grande fede e intelligenza aveva presentito che il livello della tensione spirituale che animava, in quel tempo, la comunità dei credenti, aveva raggiunto un altissimo grado di intensità. La rivelazione del Corano e la presenza dell'Inviato di Allah avevano reso possibile il grande miracolo di trasformare un'accozzaglia di tribù rapaci e ostili le une contro le altre, in un 'Umma Islamica coesa e concorde. Questa carica interiore spinse i musulmani a percorrere il mondo per diffondere la Parola dell'Altissimo (gloria a Lui) e la Sua Legge. Ma, al contempo, la qualità del rapporto tra i credenti e il loro Creatore e tra loro stessi, sarebbe presto diminuita. A meno di tre mesi di distanza da quel giorno di Arafâ il Profeta spirò.

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18 luglio 2013

Scienza: Digiunare per combattere il cancro

"IL DIGIUNO POTREBBE ESSERE IL MIGLIOR MODO PER COMBATTERE IL CANCRO"

LONDRA: Il digiuno in brevi periodi potrebbe aiutare a combattere il cancro ed aumentare l'efficacia dei suoi trattamenti.

The Times of India, 10.02.2012
I ricercatori della University of Southern California hanno scoperto che il digiuno ha rallentato la crescita e la diffusione dei tumori e curato alcuni tipi di cancro quando è stato combinato con la chemioterapia. Si spera che i risultati possano portare allo sviluppo di piani di trattamento più efficaci e ulteriori ricerche sono attualmente in corso.

Negli esperimenti effettuati su topi, hanno scoperto che le cellule tumorali hanno risposto in modo diverso allo stress del digiuno rispetto alle cellule normali. Invece di entrare in uno stato dormiente simile al letargo, le cellule sono aumentate e si sono suddivise e alla fine si sono auto-distrutte.

Cellule tumorali
"La cellula , infatti, ha commesso un suicidio cellulare", il Daily Mail ha citato l'affermazione dell'autore dello studio, Valter Longo. "Quello che stiamo vedendo è che la cellula tumorale cerca di compensare la mancanza di tutte queste cose che mancano nel sangue dopo il digiuno. Cerca di sostituirle, ma non ci riesce."

Per lo studio, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, Longo e il suo team hanno esaminato l'impatto che il digiuno ha avuto sui tumori del petto, del tratto urinario e ovaio dei topi. Il digiuno senza la chemioterapia ha dimostrato un rallentamento della crescita del cancro al seno, del cancro della pelle (melanoma), del cancro al cervello (glioma e neuroblastoma) - un cancro che si forma nel tessuto nervoso.

In ogni caso, la combinazione del digiuno con la chemioterapia ha reso il trattamento del cancro più efficace. Ma nessun topo è sopravvissuto se trattato solo con chemioterapia.

Per quanto dicono i ricercatori, stanno già esaminando gli effetti del digiuno in pazienti umani, ma solo uno studio clinico della durata di diversi anni potrà confermare se i malati di cancro possono realmente beneficiare con una restrizione calorica.

Fonte: Times of India
Fonte 2: The Telegraph
Traduzione: Leggendo il Corano

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16 luglio 2013

Egitto: I fedeli dell’ancien régime dietro la caduta di Morsi

IL CAIRO. Fra di loro anche Naguib Sawiris, fratello maggiore del magnate di Andermatt Samih.

20 minuti, 11.07.2013
Cosa ci si aspetta da un Paese appena uscito da un golpe militare e che tenta a fatica di insediare un governo provvisorio? In principio che tutti i servizi forniti direttamente o indirettamente dallo Stato siano allo sbando. In Egitto, dopo la caduta del presidente Morsi, sorprendentemente avviene proprio il contrario: scomparse le colonne alle pompe di benzina causate dalla penuria di carburante, finiti gli esasperanti blackout elettrici e ritorno della polizia a garantire la sicurezza per le strade.

Per la Fratellanza musulmana e per gli egiziani più smaliziati, l’improvvisa scomparsa di questi che erano importanti motivi di malcontento contro il presidente islamista ha una ragione chiara: il personale rimasto in servizio dopo la caduta dell’ex-presidente Mubarak e a lui fedele ha remato contro Morsi facendo il possibile per far peggiorare la qualità della vita sotto la sua presidenza e creare così malcontento. «Hanno preparato il golpe», si lamenta con il New York Times Nasir al-Farash, portavoce ministeriale sotto Morsi. «Diversi cerchi dello Stato [...] hanno collaborato a creare la crisi». D’altronde non sono stati gli unici fedeli a Mubarak, o “fulul”, a lavorare per la caduta degli islamisti. Anche Naguib Sawiris – fratello del più noto (alle nostre latitudini) Samih e presidente di Orascom – ha palesato il proprio appoggio alla ribellione. Mercoledì, il milionario egiziano ha dichiarato di aver supportato il movimento “Tamarrud”, “Ribellione”, offrendo ai suoi membri l’utilizzo di tutte le sedi del partito da lui creato, gli “Egiziani liberi”, e pubblicizzando l’organizzazione attraverso il proprio network Tv e il proprio giornale. «“Tamarrud” non sapeva neanche che dietro tutto questo c’ero io», ha spiegato al New York Times, «non me ne vergogno».

Fonte: 20 minuti, del 11.07.2013

Nel video segnalato c’è l’intervista a Mohamed Soudan, responsabile degli affari esteri di Giustizia e Libertà, realizzata nella prima parte ad Alessandria e nella seconda via skype. Lui denuncia un nuovo stato di polizia che ha cancellato i sogni di democrazia raggiunti con la rivoluzione del 25 gennaio 2011, che permise l’elezione libera di Mohammed Morsi. Parla di tutto quello che è accaduto dal 30 giugno come una perdita di tempo e di soldi, di nuovi problemi voluti da Tamarod, che ha avallato di nuovo una struttura militare al Governo. Per Soudan questo sta reprimendo, arrestando, torturando ed uccidendo.

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Invero, la religione presso Allah è l'Islàm

Allah testimonia, e con Lui gli Angeli e i sapienti, che non c'è dio all'infuori di Lui, Colui Che realizza la giustizia. Non c'è dio all'infuori di Lui, l'Eccelso, il Saggio. Invero, la religione presso Allah è l'Islàm*. Quelli che ricevettero la Scrittura caddero nella discordia, nemici gli uni degli altri, solo dopo aver avuto la scienza. Ma chi rifiuta i segni di Allah, [sappia che] Allah è rapido al conto. [Corano, 3:18-19]
*[“la religione presso Allah è l'Islàm”: nel rapporto tra uomo e il suo Creatore, (gloria a Lui l'Altissimo) la posizione del primo non può essere che di totale sottomissione, cioè islamica]