Crediamo in Dio e in tutti i Suoi Profeti

Di': “Crediamo in Allah e in quello che ha fatto scendere su di noi e in quello che ha fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e le Tribù, e in ciò che, da parte del Signore, è stato dato a Mosè, a Gesù e ai Profeti: non facciamo alcuna differenza tra loro e a Lui siamo sottomessi”. [Corano, 3:84]

31 ottobre 2011

CdT.ch - La via islamica alla democrazia

CdT.ch - La via islamica alla democrazia
di ALESSANDRO LETO -

La prima fase della Primavera araba si chiude proprio dove tutto era cominciato, in Tunisia, con nuove elezioni autenticamente democratiche e pluraliste. Ha vinto Annahda, partito di ispirazione islamica moderata, da lungo tempo esiliato dalla vita politica e i cui dirigenti, pur se perseguitati dalla repressione di Ben Ali, rifuggono la violenza come forma di lotta politica. Questa formazione, dal nome tipicamente confessionale (Rinascita), si ispira all’AKP turco di Erdogan, capace di coniugare valori islamici pur all’interno di un quadro di riferimento istituzionale di chiara matrice laica. Ma vincere le elezioni è solo il primo passo di un lungo cammino che prevede innanzitutto la pacificazione nazionale, poi la formazione di un governo di coalizione ed infine la stesura di una nuova costituzione condivisa.
Sarà un percorso complesso, che passa obbligatoriamente per il recupero dell’ordine pubblico dopo i disordini postelettorali scoppiati – ironia della sorte – proprio a Sidi Bouzid, città simbolo della Rivoluzione dei gelsomini, dove s’immolò l’ambulante abusivo Mohammed Bouazizi. Lì il caos, preorganizzato, è scoppiato per l’esclusione della lista elettorale riconducibile ad esponenti del clan di Ben Ali, ma è scivolata velocemente sul piano inclinato del saccheggio, a danno soprattutto del locale tribunale dove si custodisce la droga sequestrata.
L’analisi del voto tunisino incoraggia anche una riflessione sull’Egitto, che sarà chiamato alle urne tra circa un mese, in un quadro significativamente diverso, ma che presenta molti tratti storicamente analoghi, comuni a buona parte dell’Africa mediterranea. Se prima infatti si affermò, sull’onda dell’indipendenza, una lunga stagione di governo laico, panarabo e socialista – che trovò in Nasser il suo più lucido interprete (quasi un profeta) e nelle gerarchie militari perpetuò la gestione del potere –, ebbene adesso è chiaro che la tendenza dominante è favorevole ai movimenti politici di ispirazione religiosa, lontani tuttavia dal fanatismo che ha recentemente inquinato l’Islam in certe aree del mondo.
Ciò è dovuto in parte al tentativo di marcare la differenza con il mondo occidentale che – non dimentichiamolo – ha sostenuto e blandito fino all’ultimo tiranni e dittatori che hanno governato quei Paesi, salvo poi schierarsi dalla parte del popolo vincitore a cose fatte, con grave danno per la credibilità dei governi europei e di Washington, ai quali però le nuove leadership emergenti di Tunisi e del Cairo hanno subito mandato messaggi rassicuranti sulla continuità delle relazioni commerciali e strategiche in essere.
In questo modo hanno seguito con lucida lungimiranza la strada tracciata da Ankara e rifiutato l’esempio provocatorio di Teheran. Anche se Tunisia ed Egitto hanno storie, dimensioni e strutture sociali differenti, sembra che abbiano scelto entrambe la via dell’Islam moderato ed il rispetto di una costituzione laica come quadro condiviso di regole di civile e comune convivenza.
È solo l’inizio del cammino, è vero, ma la premessa è incoraggiante e, se le elezioni in Egitto premieranno liste ispirate dalla Fratellanza mussulmana sì, ma rispettose della Costituzione che garantisce laicamente i diritti civili e religiosi (questo sarà il vero banco di prova), allora potrebbe nascere una nuova via islamica alla democrazia, come già avviene in altre parti del mondo.
Per chiudere il cerchio manca all’appello la Libia, ma visto l’epilogo della caccia al colonnello Gheddafi ed il ruolo bellico svolto dalla NATO nella caduta del regime, tutto in questo Paese si complica: sarà certamente un’altra storia.


30 ottobre 2011

Sermone: L'ordine del Hajj (khutbah 28.10.2011)

Sermone: L'ordine del Hajj (khutbah 28.10.2011) 

 Tema:
1. L'ordine di fare il Pellegrinaggio
2. Gli ordini di Allah non sono mai oltre la possibilità del credente.
3. Fare tante adorazioni durante i 10 giorni di Dhul Hijja.
4. L'Islamofobia come strumento per allontanare la gente dall'Islam

 Guarda il video su youtube



29 ottobre 2011

L'imam: "Si cerchi la verità vera"

L'imam: "Si cerchi la verità vera"
[Articolo de La Regione, 28.10.2011]

L’imam Samir Radouan Jelassi, figura spirituale di riferimento per la Lega dei musulmani in Ticino (associazione islamica con sede a Lugano), non esita a ribadire che «condanniamo il terrorismo, l’ingiustizia, l’odio e la violenza. Non hanno nulla a che vedere con la religione islamica, che invita alla pace e al rispetto verso il prossimo, anche se di religione diversa». L’imam evidenzia pure le grosse ombre che aleggiano sul processo in corso: e cioè, sapere chi sia il vero responsabile o mandante dell’attentato. 
«Alcuni specialisti che seguono il processo sottolineano che il principale accusato respinge le accuse, dichiara quelle precedenti come estorte, non era affiliato ad alcuni gruppi terroristi e non ha rivendicato alcun movente ideologico.
A questo punto mi chiedo se egli stia subendo un processo veramente giusto, corretto, chiaro, durante il quale tutti gli sforzi sono rivolti alla ricerca dei colpevoli. O se Adil Al-Atmani, come egli stesso sostiene, è la ‘vittima sacrificale di un qualche complotto’ messa sul banco degli imputati per chiudere in fretta questo caso? Il mio unico desiderio è che la giustizia marocchina faccia tutto il possibile per cercare e trovare la verità. Nient’altro che la verità. 

Al-Atmani con parrucca, occhiali e cappello come descritto dai testimoni

Al-Atmani in realtà

Le vittime e i loro familiari lo meritano, ma non solo, pure tutti i musulmani nel mondo e in Ticino in particolare, perché la loro immagine è stata gravemente danneggiata da questo atto, perché alla fine il vero imputato è diventato l’Islam ». 

Il riferimento a questa tesi non è casuale. Samir Radouan Jelassi ricorda infatti che in Egitto la Procura ha aperto un’inchiesta nei confronti dell’ex ministro degli Interni, Habib El Adly, perché sospettato di aver avuto un ruolo, 
attivando servizi deviati dello stato, nell’attentato contro la 
chiesa copta ad Alessandria nella notte dello scorso capodanno. 
 
Attacco che ha fatto 21 morti, spazzati via da una bomba attivata da un kamikaze. «Un agire – commenta l’imam di Lugano – che ha rischiato di riattivare il conflitto tra il mondo islamico e quello cristiano. Un crimine che ha quale obiettivo indebolire la religione islamica».
  Samir Radouan Jelassi ricorda poi che un conto, secondo il credo islamico, è la giustizia terrena, «ma più grave è la responsabilità davanti a Dio. Perché il Corano considera l’uccisione anche di una sola persona come un crimine verso tutta l’umanità (Corano, 5:32). Chi viola l’anima di un essere umano commette un gravissimo peccato». Rimanendo alla giustizia terrena, è accettabile che la si esprima con la pena capitale, sebbene in Marocco da molti anni non vi siano più esecuzioni? «Sempre che sia condannato il vero colpevole, penso che egli accetterà volontariamente di essere purificato da un crimine che tocca la 
sacralità di un essere umano».

26 ottobre 2011

Quando salta la moschea al naso

 [Giornale: 20 minuti, 10.10.2011]


LUGANO. Le allarmanti affermazioni di Fehim Dragusha, l’imam della moschea El-Hidaje di Winkeln (SG), hanno scosso in questi giorni le associazioni che si muovono in favore dell’infanzia e, soprattutto, la comunità musulmana residente in Svizzera.
Fehim Dragusha, attraverso la propria pagina internet, si è espresso senza troppi mezzi a proposito dell’insegnamento religioso ai bambini: “Se i vostri figli non vogliono partecipare alla preghiera a partire dal decimo anno di età, li dovete picchiare”. L’imam non ha dubbi: “Chiunque utilizzerà questo metodo educativo, non incontrerà alcuna difficoltà”.
Contattato dal settimanale “Der Sonntag”, Saïda Keller-Messahli, presidente del Forum per un Islam progressista, ammonisce i canoni educativi di Dragusha:  “Questa metologia risale al settimo secolo e, oltretutto, non tiene affatto conto dei diritti umani e dei progressi acquisiti nel tempo”.
Per Dragusha, l’apprendimento di attività secondarie, come la danza e lo sport, andrebbe a scapito dell’insegnamento del Corano: “Se non vogliamo che i nostri bambini restino senza una dignità, siamo noi adulti a dover lavorare intensamente in questi termini”.
Ne abbiamo parlato con Sheikh Samir Jelassi Radouan, l’imam della moschea di Viganello...

Imam Radouan, come giudica i canoni educativi proposti da Dragusha?
Come in tutte le religioni, i nostri figli sono considerati un dono di Dio. L’insegnamento della religione è basato sull’amore, sulle convinzioni e sulla passione: si tratta di un lavoro che deve essere fatto con la massima delicatezza e con molta saggezza. La violenza non c’entra, non farebbe altro che allontanarli…

Secondo lei, questi “suggerimenti” verranno presi alla lettera da qualcuno?
Spero di no, anche perché, come in qualsiasi altra religione, non si potranno affatto ottenere dei buoni risultati.

Lei, quindi, è d’accordo con l’apprendimento di attività secondarie?
Certo. I bambini musulmani non sono differenti dagli altri. L'Islam incoraggia lo sviluppo e la cura della mente e del fisico per offrire alla società persone serene e costruttive.

All’interno della sua moschea come viene insegnata la religione?
Viene insegnata con pazienza e dolcezza. I ragazzi partecipano agli incontri con gioia anche perché, dopo l’insegnamento religioso, tutti quanti insieme svolgono sempre molte attività ludiche e in un ambiente molto sereno.

Articolo 20 minuti, 10.10.2011

Festa scuola El Nur

Recitazione del Corano

Domande difficilissime!!!


"Un modello di Democrazia da esportare"

 "Un modello di Democrazia da esportare" 


di Jelassi Radouan Samir*

Le elezioni tunisine sono il primo passo concreto che segue quella primavera araba che ha fatto cadere i regimi che per anni hanno tolto il respiro ai loro popoli negando loro vera democrazia e prospettive di sviluppo. Le proteste degli scorsi mesi hanno dimostrato che esiste nel mondo arabo un forte sentimento di rinascita e una volontà di vivere la democrazia. 

Le elezioni tunisine hanno dimostrato tutto questo e hanno mandato diversi messaggi in diverse direzioni. Ma soprattutto è stato fatto sapere al mondo che questa è l’unica strada verso la stabilità dei Paesi arabi, condizione necessaria per un futuro migliore per  tutto lo scacchiere mondiale.


La seconda cosa che vorrei dire è che già oggi si può dire che l’esperienza elettorale tunisina è stata un successo. L’esperienza che ho fatto da elettore tunisino, mi ha dimostrato che cosa vuol dire esprimere il proprio voto senza paura – come invece avveniva sotto il regime di Ben Ali – ma con un sentimento di fiducia nel futuro e nella democrazia. Questo di per sé è già un grande passo, anche se è evidente che ve ne saranno altri da fare verso la realizzazione di una vera democrazia.


La Tunisia, che ha dato il via alla primavera araba con una rivoluzione pacifica, sta mostrando al resto del mondo arabo che è possibile realizzare una vera democrazia attraverso elezioni pulite. Ora dunque non rimane che mettere in pratica tutte le promesse fatte ai cittadini durante la campagna elettorale perché il popolo tunisino ha dimostrato che è un popolo che merita la vera democrazia, merita la libertà, merita la dignità e la possibilità di partecipare al dibattito politico, economico e culturale sullo scenario mondiale.


È necessario, però, che tutti oggi accettino i risultati usciti dalle urne e che tutti lavorino per collaborare per il bene del Paese. Spero che il popolo tunisino non sia deluso da conflitti e particolarismi di parte della classe politica che in questo modo non farebbe che disattendere alle promesse fatte deludendo il sogno della rivoluzione.



Per quanto riguarda il Partito Ennhadha, infine, dico che alla vigilia esso ha dato molte garanzie sulle sue intenzioni democratiche. Sappiamo che la piattaforma politica di questo partito è simile a quella del partito turco di Ergogan il quale si è ispirato proprio ai fondatori di Ennhadha. È giunto il momento che il modello nato proprio in Tunisia sia messo in pratica dai tunisini perché esso possa costituire a sua volta un modello di democrazia per il resto dei Paesi arabi. Ritengo che oggi sia importante che il partito vincitore collabori con gli altri partiti e mi auguro anche che questi ultimi rispettino la volontà della maggioranza degli elettori. 


Spero che i residui anti-democratici del vecchio regime non rovinino la festa dei tunisini, tramite diversi possibili tentativi di destabilizzare il processo democratico del Paese.




Si aspetta di vedere se questo piccolo paese sul Mediterraneo, che ci ha regalato la primavera araba, possa anche portare un modello di esperienza democratica di stampo islamico, basato sulla convivenza pacifica e sulla cultura della diversità e del rispetto.

Attraverso questi enormi cambiamenti, nasceranno le condizioni e le garanzie di un nuovo rapporto sereno con il mondo occidentale, rapporto basato  sulla via del dialogo e del rispetto; e tutto questo sarà alla fine in favore della pace mondiale.


* Imam della Moschea di Viganello

20 ottobre 2011

Samir Jelassi: «È Erdogan a ispirarsi ai tunisini»




Samir Radouan Jelassi

È figlio di un sindacalista tunisino a lungo perseguito con la sua famiglia a causa delle sue idee e, anche lui, ha dovuto fuggire dal suo Paese per mancanza di libertà. Samir Jelassi Radouan è imam e ricercatore all’Università della Svizzera italiana, ed è sotto questa ultima veste che ha accettato di parlare dell’imminente voto nel suo Paese. 




Come vivete la vigilia di queste elezioni?
 Con una grande speranza. Queste elezioni democratiche e pluraliste sono il primo frutto della primavera araba che è iniziata proprio nel nostro Paese. Oggi in Tunisia si respira un’atmosfera di democrazia e di libera scelta. 

Molti temono che il Paese finisca in mano agli islamisti che lo trasformeranno in uno Stato islamico.
 Questa era un argomento in voga ai tempi di Ben Ali ed altri dittatori che lo usavano come spauracchio per giustificare la repressione e la sopravvivenza di regimi corrotti e totalitari, chiudendo le porte alla vera democrazia ed alla libertà dei loro popoli. Secondo molti osservatori non ci sarà una svolta islamista. Il popolo tunisino è pacifico, come dimostra la sua rivoluzione. Anche il principale partito islamico, Ennhadha, ha un’apertura grande, ha una cultura del rispetto e della convivenza con gli altri. I suoi dirigenti hanno dato garanzie rispetto a questi argomenti, infatti la maggior parte dei tunisini vede quel partito islamico come gli italiani vedevano la ex-DC, ossia un partito politico con ispirazioni religiose.

Quali garanzie hanno dato?
 Si nota che da tanti anni il partito islamico ha lavorato con altre formazioni democratiche per formare un unico fronte democratico. L’altra vera garanzia è data dalla tradizione stessa della Tunisia. Non dimentichiamo che in Tunisia c’è una grande e lunga tradizione di convivenza dove altre comunità religiose, come quelle ebrea e cristiana, hanno potuto vivere in pace.

Qualcuno sostiene che Ennhadha si ispira al partito di ispirazione musulmana di Erdogan. È vero?
 È il contrario. Erdogan non ha fatto altro che mettere in pratica ciò che i musulmani tunisini teorizzavano ma che, a causa del regime, non potevano realizzare. Visto il grande successo della ricetta tunisina nella Turchia di Erdogan, non vedo motivi per cui non possa funzionare nella Tunisia stessa. Spero che questo paese che ha dato il via alla primavera araba, offra anche un modello di vera democrazia, di convivenza e di libertà.

di Luca Fiore
20.10.2011

16 ottobre 2011

Introduzione all'Islam (conferenza del 13.10.2011)

Breve introduzione estratta dalla conferenza: L'Islam presso la GenerazionePiù-Anziani OCST (Sezione del Luganese)

Temi;
Cos'é l'Islam, quali sono i suoi principi base, chi é Allah (Dio), chi é Muhammad, cosa é il Corano e cosa sono i Hadith, quali sono i pilastri dell'Islam e quali sono gli articoli della fede islamica.
Si tratta inoltre il tema della preghiera islamica (la Salat)


Guarda su youtube







Qui trovate il "gentile"  articolo pieno di offese e falsità del Mattino nei nostri confronti.... 

 



Qui sopra potete vedere un breve filmato sui falsi miti che circolano attorno all'Islam

Che cosa é l'Islam?

14 ottobre 2011

Sermone: Il vero amore alla base della fede (khutbah 14.10.2011)

Sermone: Il vero amore alla base della fede (khutbah 14.10.2011) Tema: Cosa vuol dire l'amore per Allah, gloria a Lui, e il Suo Profeta, pace e benedizioni su di lui. minuto 28:27 in italiano

13 ottobre 2011

Conferenza: L'Islam

Time Thursday, October 13 · 2:00pm - 5:00pm Location OCST Via Balestra 19 Lugano, Switzerland Created By La Lega dei Musulmani in Ticino More Info Assalamu Aleikom, Oggi Giovedì c'é una presentazione sul'Islam alla Sala confernze dell'OSCT a Lugano in Via Balestra 19 alle 14:15. Ci sarò io e Sheikh Samir.
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Invero, la religione presso Allah è l'Islàm

Allah testimonia, e con Lui gli Angeli e i sapienti, che non c'è dio all'infuori di Lui, Colui Che realizza la giustizia. Non c'è dio all'infuori di Lui, l'Eccelso, il Saggio. Invero, la religione presso Allah è l'Islàm*. Quelli che ricevettero la Scrittura caddero nella discordia, nemici gli uni degli altri, solo dopo aver avuto la scienza. Ma chi rifiuta i segni di Allah, [sappia che] Allah è rapido al conto. [Corano, 3:18-19]
*[“la religione presso Allah è l'Islàm”: nel rapporto tra uomo e il suo Creatore, (gloria a Lui l'Altissimo) la posizione del primo non può essere che di totale sottomissione, cioè islamica]